LA SEDICENNE MORTA PER IL DIABETE

6 Novembre 2008

Clara, l’incubo: “La mia vita sull’orlo del precipizio”

Nel diario tutta la rabbia e il risentimento della 16enne: “Solo al Meyer hanno capito”

Firenze, 6 novembre 2008 – Era diabetica ma disperatamente attaccata alla vita, Clara. Coi suoi sedici anni appena, si è difesa, senza riuscire a resistere, a chi voleva decidere per lei le cure. Non l’hanno ascoltata, cercando anzi fino all’ultimo di convincerla – riuscendoci, purtroppo – che l’insulina non l’avrebbe guarita. Invece le iniezioni l’avrebbero salvata, come l’avevano salvata in precedenza.

 

Emerge una realtà sconcertante,sconvolgente dalla dettagliatissima informativa della squadra Mobile del dirigente Filippo Ferri e del commissario capo Alfonso Di Martino sulla morte della studentessa. Avvenuta il 13 maggio per mano - secondo l’ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari) per Marjorie Rundolph, la guaritrice americana della giovane - “dell’enormità del comportamento dei due genitori (indagati a piede libero, ndc) che assistono all’insorgere e al progressivo peggioramento della situazione” fidandosi solo, attraverso telefonate alla ‘dottoressa’, delle sue “deliranti e criminali assicurazioni sulla bontà della terapia a base di vitamine”. Accettando “senza riserve l’interruzione della indispensabile terapia insulinica sostituita come prospettato dalla Rundolph, dalla somministrazione di semplici integratori alimentari”. Con ciò tutti e tre – guaritrice e genitori – comportandosi “in totale dispregio sia delle basilari nozioni sanitarie sia delle specifiche indicazioni del Meyer, tempestivo nell’informare i genitori fino al giorno della morte della ragazza”.

 

Secondo Rundolph, Clara aveva un’infezione causata dal batterio ‘Helicobacter pylori’, che si annida nello stomaco: sarebbe bastata una cura da lei definita “biorigenerativa”. Aggiunge l’accusa che la 66enne Rundolph ha ricevuto in passato un trattamento sanitario obbligatorio.

 

Clara: l’hanno uccisa una “pseudoscienza” e l’”opera di persuasione esercitata su di lei» anche dai genitori “abituali assuntori di rimedi omeopatici”. Il nesso tra la terapia alternativa omeopatica suggerita dalla guaritrice e la morte della giovane è ‘definitivamente acquisito – scrivono gli inquirenti – attraverso la consulenza medico legale Bonelli-Mannucci-Mari. Ma bisogna evidenziare il dramma che declina in tragedia attraverso alcuni scritti agghiaccianti. Testimonianze del braccio di ferro tra la ragazza, i genitori e la curatrice.

 

Gli scritti sono agli atti: il diario della ragazza, su un file del suo pc. Poi le lettere: quella scritta dal padre alla Rundolph per dirle che proverà a convincere la ragazza a farle smettere l’insulina; quella inviata a Clara dalla sedicente guaritrice che possiede “capacità persuasiva”.

 

Clara e la sua tenace, inutile resistenza all’omeopata “visto il ritardo nella diagnosi”: evidenzia il giudice Antonio Banci che “Clara aveva sperimentato la totale inefficacia della cura alternativa”. Riuscì a fatica a farsi controllare le macchie violacee sulle gambe. Quando – e Clara lo scrisse – le piaghe cominciarono ad aprirsi e a versare liquido e sangue, quando cessarono di colpo le mestruazioni e sanguinò dal naso “allora dopo tanti mesi mi fecero fare le analisi del sangue”. La ricoverarono al Meyer. “L’estate 2007 – scriveva accorata – fu la più brutta. Ma dopo sono rinata. Sono grata ai medici del Meyer. Ed è inutile dire quanta rabbia provi verso quelle persone che hanno preso la mia vita e messa sull’orlo del precipizio…”. In quei giorni di fine luglio all’ospedalino la dottoressa Sara Toni raccomandò ai genitori di non rivolgersi alla medicina alternativa. “Il padre sembrò aver capito”, ha dichiarato a verbale. Il 2 agosto Clara fu dimessa. Avrebbe detto il padre: “E’ stata la mia presunzione a farmi cercare altre soluzioni per mia figlia”. Ma dopo le pressioni su Clara sarebbero tornate a farsi forti.
Lettera del padre di Clara a Randolph (dopo l’estate 2007)

 

“Carissima Maya, come sicuramente immaginerai, dopo il ritorno a casa le cose che ci passano per la testa sono tante e di natura diversa. Il rientro è stato duro ma per ora non ci facciamo abbattere. Clara è silenziosa anche più di prima. La sera di sabato, come hai tranquillamente immaginato, c’è stata una lunga discussione sul camper, a tratti molto animata. Clara non vuole pensare alla sua malattia. In questo momento ha trovato nell’insulina la soluzione dei suoi problemi e non vuole pensare ad altro. Noi non disperiamo, però. Spero pian piano di farle cambiare idea. Ti mando tutto quello che ho raccolto su di lei”.

 

Lettera di Marjorie
a Clara (8.4.2008)
“Cara Clara, hai sofferto tanto in questo periodo e spero che questi suggerimenti ti aiutino a tirarti fuori da una situazione che è molto diffusa nel mondo ricco, e poco capita. Nel mondo povero ’si sa’ che si sta male per infezioni dappertutto. nel mondo ricco si può vendere farmaci, e perciò si cerca di rimuovere i microbi infettanti… Non averne a male se i medici non hanno capita la tua disperazione per l’angoscia mentale che ti causa l’Helicobacter… Queste verità verificate veramente scientificamente sono più utili di tante ’verità’ che insegnano ai medici all’Università…Ho anche visto tante guarigioni da malattie considerate “a vita” come il diabete”.

 

Poco più di due settimane dopo questa lettera, il 24 aprile, Clara peggiorò. Al Meyer chiesero a un padre “aggressivo e nervoso” e alla madre “quasi assente” la ‘compilazione di un diario alimentare’ da valutare l’8 maggio successivo. Ma Clara non si ripresentò alla visita di controllo: al Meyer l’avrebbero visto il 12 pomeriggio, trasportata dal 118 chiamato dal padre dopo che il giorno prima, con la ragazza in piena crisi respiratoria, e perdita di conoscenza, Marjorie gli avrebbe detto “non c’è bisogno di ricovero, Clara sta espellendo le tossine.Basta massaggiarle la pancia…”. 

Tratto da: La Nazione del 06/11/08

Autore:Giovanni Spano


A Genova esce calendario trans

6 Novembre 2008

Iniziativa contro Comune che vuole chiudere bassi del Ghetto

GENOVA, 6 NOV – Un calendario di foto con trans in pose sexy. Cosi’ i transgender genovesi rispondono al Comune che vuole chiudere i bassi del Ghetto. Fa il verso al ‘Yes we can’ di Obama lo slogan, ‘Si’, possiamo’, del comitato per i diritti dei transgender ‘Princesa’. Insieme a don Gallo presentera’ domani alla stampa, nella sede della comunita’, il calendario 2009 con una foto per mese dedicata ad alcune trans fotografate sull’uscio dei locali al piano terra del centro storico, dove ricevono i clienti.

Tratto da: Ansa.it del 06/11/08


AUSTRALIA: GIUDICE DORME IN UDIENZA, ANNULLATO PROCESSO

6 Novembre 2008

SYDNEY – L’Alta corte d’Australia ha ordinato un nuovo processo a due persone condannate in primo grado per traffico di droga, perché il giudice si era addormentato più volte durante i 17 giorni di udienze. Nel 2004 Rafael Cesan e Ruben Mas Rivadavia di Sydney erano stati condannati nella Corte distrettuale di Sydney a 13 ed a 11 anni per associazione a delinquere finalizzata all’importazione in Australia di oltre 640 grammi di ecstasy. Tre anni dopo i due hanno presentato appello contro la condanna, argomentando che il giudice, Ian Dodd, russava e disturbava durante le testimonianze, e la giuria era visibilmente distratta. Il magistrato dormiva anche per venti minuti di seguito e gli impiegati del tribunale tentavano di svegliarlo facendo cadere rumorosamente a terra dei dossier. Le evidenze mediche hanno poi mostrato che il giudice, che in seguito si è ritirato dalla magistratura, soffriva di una grave forma di apnea nel sonno. Oggi l’Alta corte si è pronunciata e ha stabilito che il giudice aveva mancato al suo dovere di supervisione del processo, e che alla giuria era stato impedito di dedicare piena attenzione alle testimonianze a causa del suo comportamento. “Quando il giudice è in maniera osservabile e ripetuta addormentato o disattento durante il processo – sentenziato l’Alta Corte – si verifica un errore giudiziario sostanziale”.

Tratto da: Ansa.it del 06/11/08


Scuola: ottiene la supplenza a 70 anni

6 Novembre 2008

Reggio Calabria, l’aveva chiesta 35 anni fa

REGGIO CALABRIA, 5 NOV – Ha atteso 35 anni prima di ricevere il primo conferimento di supplenza temporanea di collaboratrice scolastica. L’episodio e’ accaduto a Reggio Calabria e la protagostina – scrive oggi la ‘Gazzetta del Sud’ – e’ una donna di 70 anni. Nel 1973 la donna presento’ domanda e il mese scorso si e’ vista recapitare una lettera con la quale le si affidava una supplenza temporanea. Dopo un giorno e mezzo di servizio, le e’ stato detto che per l’eta’ doveva tornarsene a casa.

Tratto da: Ansa.it del 05/11/08