ROMA – Bastano pochissimi geni per far tornare bambine le cellule adulte della pelle umana. Senza ricorrere alla clonazione e senza distruggere embrioni, la tecnica sperimentata in Giappone e negli Stati Uniti promette di aprire in futuro una nuova strada per terapie su misura perché basate sulle cellule prelevate dagli stessi pazienti. Regredendo nello sviluppo, infatti, le cellule umane sono diventate simili a cellule staminali embrionali. Gli esperimenti, descritti nelle riviste Cell e Science, sono stati condotti in modo indipendente rispettivamente da Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, e da James Thomson, dell’università del Wisconsin-Madison.
Il risultato era stato in parte anticipato sabato scorso dal pioniere delle ricerche sulla clonazione, Ian Wilmut, che commentando i nuovi risultati aveva dichiarato di voler abbandonare la via della clonazione terapeutica. L’esperimento giapponese e quello americano si basano su ricette simili ma non identiche. In entrambi i casi sono partiti da cellule di pelle umana (fibroblasti) e hanno modificato il loro patrimonio genetico introducendo nel Dna quattro geni che sono attivi esclusivamente durante lo sviluppo embrionale.
Il gruppo di Yamanaka ha utilizzato i geni Oct3/4, Sox2, c-Myc, Klf4; quello di Thomson i geni Oct4, Nanog, Sox2 e Lin28. Riaccendendo questi geni le cellule hanno cominciato a “dimenticare” il loro programma e a funzionare come cellule embrionali. Sono diventate cioé molto simili alle cellule staminali di un embrione, anche se non identiche, e potenzialmente pluripotenti, ossia capaci di dare origine a diversi tipi di cellule adulte. Generano inoltre i classici tumori indotti dalle staminali embrionali, i teratomi, e danno origine ai tre foglietti embrionali che danno forma al feto. Gli stessi autori delle due ricerche avvertono però che è presto per dire che non ci sarà più bisogno di studiare le cellule staminali embrionali.
E’ infatti necessario un continuo confronto fra queste e le staminali ottenute per riprogrammazione prima di poter stabilire che i due tipi di cellule possono essere equivalenti in un futuro uso terapeutico. La strada da fare è ancora lunga, almeno quanto quella percorsa finora, da tempo i due gruppi sono alla ricerca dei fattori capaci di azzerare il programma di una cellula adulta senza ricorrere alla clonazione. Il gruppo di Yamanaka, per esempio, ha cominciato questa ricerca su cellule della pelle di topo, nelle quali aveva introdotto i geni Oct4, Sox2, c-Myc e Klf4 ottenendo cellule staminali simili alle embrionali. Soltanto nell’agosto scorso aveva dimostrato che da una di quelle cellule riprogrammate era possibile ottenere un embrione.
“Le cellule create in laboratorio fanno esattamente ciò che le staminali embrionali sono capaci di fare”, ha osservato Thomson. “Forse – ha aggiunto – sono clinicamente ancora più rilevanti di quelle embrionali, perché non dovrebbero dare problemi di rigetto”. Ottimista, Yamanaka, sul futuro della ricerca: “ora dovremmo essere capaci di generare cellule staminali umane e ottenere vari tipi di cellule, ad esempio cardiache, epatiche, neurali. Queste saranno estremamente utili per studiare le malattie, testare farmaci e, in futuro, aprire la via a terapie cellulari su misura”.
ANSA, 21 NOVEMBRE 2007