Forse Isaac Asimov si rivolterà nella tomba a sapere che un robot è stato addestrato a picchiare un essere umano, contravvenendo così alla prima legge della robotica enunciata proprio dallo scrittore, ma avrà anche di che consolarsi: altri robot stanno invece imparando a fare i chirurghi, e potrebbero addirittura essere usati per gli astronauti che andranno su Marte. Nei laboratori di tutto il mondo si stanno sperimentando sempre nuove funzioni per i robot, ma in quello dell’agenzia spaziale tedesca ce n’é una un po’ particolare: è possibile imbattersi in un ricercatore che viene preso a sberle da un braccio meccanico. L’ingegnere si chiama Sami Hadaddin, e come scrive la rivista New Scientist l’esperimento serve a insegnare al robot a capire quando sta colpendo un uomo, in modo da evitare incidenti mortali quando macchine e persone lavorano a stretto contatto. I ricercatori tedeschi hanno iniziato lo studio facendo colpire ad un robot i manichini usati nei crash test, e verificando che era impossibile ottenere un impatto che non fosse mortale. Per insegnare un po’ di delicatezza alla macchina Hadaddin si è ispirato a quello che succede nell’uomo, che percepisce gli impatti grazie a dei recettori nei muscoli e nelle giunture. Al braccio meccanico sono stati applicati sei sensori sensibili ai cambiamenti di tensione, e la macchina è stata programmata per fermarsi in caso di pressioni inattese.
L’esperimento è riuscito, tanto che lo stesso creatore del sistema ha testato il braccio su se stesso, facendosi colpire allo stomaco e alla testa senza conseguenze. Grazie ai sensori il robot è in grado anche di spostarsi se viene spinto da parte, e di ‘avvertire’ se un uomo sta entrando in rotta di collisione con la macchina. “In questo lavoro c’é anche un po’ di Italia – sottolinea Bruno Siciliano dell’università Federico II di Napoli – il laboratorio tedesco fa parte del progetto europeo Phriends, che mira a sviluppare tecnologie per aumentare la sicurezza delle interazioni fra uomo e robot. Il braccio funziona anche grazie ai nostri algoritmi”. Il braccio meccanico ‘intelligente’ verrà messo in commercio il prossimo anno:”E’ la prima volta che un robot con strutture cedevoli diventa un prodotto industriale – spiega Siciliano – ed é un passo fondamentale che ha ricadute importantissime: si pensi che il primo incidente mortale provocato dalla collisione fra uomo e robot risale ai primi anni ‘80 in Giappone”. Oltre che nelle fabbriche e, volendo, sui ring, i robot stanno per entrare nelle sale operatorie delle astronavi. Lo dimostra un esperimento condotto dall’industria americana Sri e dall’università di Cincinnati, riportato dalla rivista americana Popular mechanics: un robot guidato da un chirurgo ha eseguito alcune operazioni semplici, come suture e incisioni, in assenza di gravità. Confrontato con il lavoro di un chirurgo vero, il robot è stato promosso a pieni voti. “Questo è possibile – spiega Siciliano – perché lo strumento che fa da interfaccia tra uomo e robot, che potremmo considerare un mouse evoluto, permette di compensare l’assenza di peso”.
Il robot chirurgo è studiato per poter effettuare operazioni in teatri di guerra, ma l’esperimento a gravità zero apre la strada ad applicazioni molto più ambiziose: la Sri sta cercando infatti di rendere la macchina sempre più autonoma, e quindi in grado di effettuare operazioni ad esempio durante le missioni su Marte, che sarebbe impossibile guidare da Terra perché un segnale impiega 20 minuti a fare il percorso.
(di Pier David Malloni)
ANSA, 10 NOVEMBRE 2007
Pubblicato da Corrado Pignato
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